UN SUD CHE NON SOFFRE LA FEBBRE ECONOMICA E SEMPRE PIÙ ALL'AVANGUARDIA NEI SETTORI TRAINANTI
di Emanuele Boncimino
Nessuno poteva mai immaginare che l’azienda in grado di muovere circa 90 miliardi di euro, pari a 5 finanziarie e 80 volte il famoso tesoretto, avesse la sua sede legale nel Sud Italia. Già, e i loro soci tengono a precisare che è un po’ tutto a partecipare e a sostenere questa impresa.
Sulla falsariga delle multinazionali che non hanno una vera e propria cittadinanza, così questa azienda rende partecipe l’intero Sud della propria crescità.
I settori in cui questa azienda afferma i primati non sono soltanto la riscossione di contributi una tantum; ad oggi i suoi dirigenti hanno deciso di investire direttamente e si promuovono come agenzie di lavoro interinale. Ma non è qui che si arresta il giro d’affari dell’azienda. Seguendo l’impulso del mercato, da semplice industria a conduzione familiare si è passati ad azienda di punta del mercato italiano, ed ora si aspetta la quotazione in borsa.
Tutto ciò è merito di una ricetta meridionale, ovvero accostare il vecchio, che racchiude in sé la consapevolezza del passato (indispensabile per leggere il futuro), al “picciotto”, giovane che, istruito nelle migliori scuole, sveli i segreti delle ultime frontiere del marketing.
Mafia SpA. Si conferma la prima azienda italiana, il cui fatturato è alimentato da estorsioni, usura, furti e rapine, contraffazione e contrabbando, imposizione di merce e controllo degli appalti. Dalla filiera agroalimentare al turismo, dai servizi alle imprese a quelli alla persona, agli appalti, alle forniture pubbliche, al settore immobiliare e finanziario la presenza si consolida in ogni attività economica tanto che il fatturato del ramo commerciale dell’Azienda Mafia si appresta a toccare i 90 miliardi di euro, una cifra intorno al 7% del PIL nazionale.
Il racket del pizzo serve per mantenere i carcerati e le loro famiglie, mentre ciò che rende veramente e consente questa crescita esponenziale sono i proventi derivanti dall’investimento del denaro sporco e non solo. Infatti si riesce ad inserire personaggi chiave in diverse aziende, non per sabotare, ma per riuscire a gestire gli affari della azienda creando una sorta di holding.
L’usura rappresenta la divisione finanziaria della Mafia Spa, che investe tutti e tre i settori, grazie alle migliaia di persone gestite attraverso le sotto-agenzie di lavoro interinale. In alcuni settori addirittura si è riuscito a creare un monopolio che consente ad esempio di avere il controllo esclusivo del pane in Campania e della mozzarella in quel di Napoli. Questa azienda investe anche in settori all’avanguardia come ad esempio il cyber-crimine come il furto elettronico dell’identità, la contraffazione di materiale protetto del diritto d’autore e anche il contrabbando.
Ciò che però desta particolare scandalo è la possibilità di alcune intese restrittive esercitate dalla piovra (così amano chiamarla i nordisti, invidiosi della nostra prodigalità). Si ricordano ad esempio le intese fra la Mafia Spa e le ditte Impregilo, Condotte Spa e Italcementi tutte riunite per la costruzione della Salerno-Reggio Calabria. Mentre un altro caso di politica anticoncorrenziale si ha per ciò che riguarda l’abuso di posizione dominante contro la “3”, nota agenzia di telecomunicazioni, che lamenta una ricezione bassa nelle regioni del Sud dovuta al non adeguamento alle tariffe di locazione dettate dalla Mafia Spa; nel settore del turismo con ripetuti solleciti effettuati a danno del Club Med di Cefalù e nel settore del latte dove la Camorra Spa, società figlia della grande holding Mafia Spa, ha imposto un cartello bandendo del tutto i prodotti Granarolo perché non adeguati alle normative della CEE (comunità estorsioni economiche).
Alla fine questa azienda deve la sua vittoria grazie alla facoltà di cambiare e mutuare nel tempo, senza alcun aiuto dello Stato.
(Fonte La Repubblica del 23-10-2007 e Il X rapporto SOS impresa CONFESERCENTI sulla criminalità)


